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POLITICA
“Meglio in Emilia”
L'assessore regionale all'ambiente Zanichelli e il futuro assetto di Enìa

di Andrea Mastrangelo


Lino Zanichelli
A Reggio la raccolta porta a porta dei rifiuti della sola settima circoscrizione è bastata ad accendere la miccia della polemica politica e a dare vita allo spettro di un nuovo raggruppamento politico ad hoc; da Napoli la televisione trasmette le immagini della spazzatura che invade le strade e a farsi carico di quell'immondizia sarà anche l'Emilia. Da un pezzo ormai non si hanno notizie della costruzione del nuovo inceneritore e, mentre i verdi e una parte della sinistra radicale sono per estendere il porta a porta a tutta la città, ormai anche i Ds dicono a chiare lettere che occorre rivedere i metodi fin qui usati per ridurre la quantità dei rifiuti e per riciclarli. Insomma le politiche ambientali sono la materia, insieme alla sicurezza, che più di ogni altra riesce a stimolare il dibattito e la pretesa di partecipazione, sempre più accesa, dei cittadini alle scelte delle amministrazioni. Ma oltre ai rifiuti, le politiche ambientali non possono più eludere temi quali la respirabilità dell'aria, la disponibilità di risorse idriche e la vita stessa del Po. Di tutto questo abbiamo parlato con l'assessore regionale all'ambiente, il reggiano Lino Zanichelli, reduce da una fiera a Rimini che ha avuto proprio l'ecologia come protagonista.


Assessore Zanichelli, come sta l'ambiente reggiano?
“Mi viene da dire quello che sono solito affermare per l'Emilia Romagna e che vale anche per Reggio: sta come il suo assessore all'ambiente: tende ad ingrassare. Al di là delle battute, siamo in presenza di una crescita che aumenta i problemi di qualità dell'acqua, dell'aria, la produzione dei rifiuti, l'espansione urbana. Di conseguenza c'è bisogno di lavorare per quello che chiamiamo sviluppo sostenibile, che significa non sospendere o fermare le attività, ma orientarle in direzione della sostenibilità e del rispetto del territorio”.
La situazione con la nascita di Enìa è migliorata o peggiorata?
“Da un lato io rimpiango Agac, che è una delle più belle esperienze fatte in Italia, dall'altro però non possiamo non guardare alla dimensione europea che impone la realizzazione di aziende di grandi proporzioni per diminuire i costi, aumentare l'efficienza e offrire agli utenti risorse ambientali a costi contenuti. Siamo a metà della transizione, non si è ancora capito probabilmente fino in fondo che il futuro è in un rapporto fra indirizzo, controllo e gestione delle aziende che non sarà più coincidente come lo è stato nei decenni passati. Gli enti locali dovranno sempre più garantire i propri cittadini e gli utenti, le aziende dovranno essere sempre più efficienti e capaci di attrarre capitale per fare i propri investimenti. Questa è la fatica della nuova stagione che abbiamo di fronte”.
Come vede i rapporti attuali fra Enìa e Hera?
“Ho vissuto la vicenda delle banche, la difficoltà di costruire un soggetto regionale ha fatto sì che ogni provincia sia stata assorbita da un grande sistema bancario nazionale la cui testa è a Milano, a Verona o a Roma. Vorrei che non si ripetesse questo errore e vorrei che il polo più grande rispetto alla regione Emilia Romagna che si andrà a costruire non veda l'Emilia Romagna stessa subalterna ma possibilmente in una posizione di avanguardia. E' evidente che all'interno di questo ragionamento ci sta un dialogo fra Hera ed Enìa, che però deve avvenire riconoscendo la storia, il valore, la forza di questa parte del territorio regionale”.
La raccolta porta a porta è davvero un'esperienza significativa?
“Una premessa. Gli strumenti per raccogliere rifiuti rimangono strumenti, il vero problema che abbiamo posto al centro del nostro lavoro e che sarà sempre più importante è l'obiettivo che ci si vuol dare. Il nostro obiettivo è: concepire il ciclo di vita del prodotto a partire dalla progettazione fino allo smaltimento finale; poi puntare a una forte differenziazione della raccolta; in terzo luogo recuperare energia dalla residua parte di rifiuto non differenziabile abbandonando la discarica secondo le disposizioni dell'Unione europea. Se io, ad esempio, organizzo una raccolta differenziata nelle attività produttive che mi riduce drasticamente la produzione dei rifiuti dei bar o dei laboratori artigiani aumento subito in modo consistente la raccolta differenziata stessa e raccolgo materiale. Se io raccolgo difrerenziato in tutti i luoghi di incontro - palestre, centri sociali, stadi - diminuisco i rifiuti. Di conseguenza per me il porta a porta non è un'esperienza da considerare in chiave ideologica, ma da realizzare a seconda delle condizioni e delle realtà”.
Non ha l'impressione che questo porta a porta limitato a una sola circoscrizione abbia distratto l'attenzione dalla costruzione del nuovo inceneritore?
“La discussione che stiamo facendo su scala regionale la riassumo in tre numeri: due milioni e 800mila tonnellate annue di rifiuti urbani, più di una decina di milioni di rifiuti speciali contro una termovalorizzazione che è sull'ordine delle 750mila tonnellate e che i progetti di ampliamento vogliono portare a circa un milione e 200 o 300mila tonnellate. Solo i fanghi provenienti dagli impianti di depurazione urbana sono circa due milioni e mezzo di tonnellate e danno sempre più difficoltà ad essere utilizzati come fertilizzanti in agricoltura perché hanno bisogno di una caratterizzazione e perché contengono sostanze non compatibili. Abbiamo una quantità che supera i 14 milioni di tonnellate e parliamo di impianti che arrivano nell'ordine di un milione e 300mila complessivamente. E' un falso problema contrapporre la riduzione dei rifiuti e i termovalorizzatori; abbiamo bisogno di agire con una strategia che tocchi tutti gli aspetti, che spinga al massimo prevenzione, riciclaggio, recupero e termovalorizzazione per la parte che non può essere trattata diversamente”.
Per quanto le è dato sapere, a che punto è la Provincia con la procedura per la scelta del luogo in cui costruire l'inceneritore e della tipologia dell'impianto?
“Noi come Regione non decidiamo direttamente né localizzazione né l'impiantistica, diamo indicazioni generali assegnando alla Provincia con il piano dei rifiuti e al sistema locale il compito di prendere decisioni specifiche. Credo si stia facendo un ragionamento che da un lato verifichi queste esperienze che si stanno facendo di differenziazione e raccolta e anche il tipo di tecnologia da usare per i nuovi impianti. Non voglio entrare nel dettaglio tecnico, so che ci sono opinioni diverse; il punto vero è garantire da un lato la soluzione dei problemi perché Dio non voglia che ci troviamo come altre regioni italiane, ma d'altra parte nessuno vuole realizzare impianti che non abbiano il massimo di sicurezza, che non diano il massimo di garanzie per i cittadini. In questi giorni abbiamo tenuto un convegno scientifico d'intesa con l'Arpa a cui abbiamo invitato i principali esperti in materia di nanoparticelle, di inquinamento ambientale, compresa Antonietta Gatti che è una delle principali protagoniste del dibattito sugli inceneritori, perché vogliamo avere il massimo di trasparenza e di garanzie per i cittadini. Abbiamo deciso d'intesa fra assessorati all'ambiente e alla sanità di realizzare un monitoraggio integrato di tutti gli impianti di termovalorizzazione della regione, perché crediamo che su questi temi non ci debbano essere zone grigie. Se ci sono opinioni è bene che siano confrontate fra loro con il maggior rigore scientifico possibile, perché le decisioni siano chiare. La nostra convinzione è che bisogna valutare tutti i fattori di inquinamento; è indubbio che sia molto peggio avere uno smaltimento non adeguato o abusivo rispetto all'usare tecnologie avanzte e complesse, quindi il giudizio non può essere assoluto. Tutti noi sappiamo che fa più paura un inceneritore ma altrettanto sappiamo quanto sia costante e quotidiana l'incidenza delle polveri provenienti dalle auto e dalla mobilità urbana. Occorre ricostruire un percorso in cui ci sia una razionalità che deriva un concorso scientifico e da una partecipazione vera e non emotiva su questi fatti”.
Per quanto potremo andare avanti con il sistema delle discariche?
“Le nostre discariche sono fatte a regola d'arte. Sono anche discariche che recuperano energia e che sono governate con molta attenzione, ma le normative europee di nuova generazione si sono date come obiettivo il loro smantellamento al massimo entro 15 anni e dunque non è possibile trascurare la necessità di trovare alternative a quel modello”.
Non è una contraddizione organizzare il porta a porta in un quartiere e poi prendersi carico dei rifiuti della Campania?
“Intanto i rifiuti urbani della Campania sono andati a Granarolo, in un impianto di termovalorizzazione di Hera di Bologna, portati su un treno, su uno scalo a pochi chilometri dall'impianto. Mi è capitato di fare una battuta: tutti i rifiuti che partono dal Sud per essere trasferiti in impianti di termovalorizzazione e discariche del Nord, della Germania e di altri paesi passano attravero le strade dell'Emilia Romagna. Tutti si scandalizzano per un quantitativo di 3.500 tonnellate, che sono 5 o 6 giorni della produzione di Bologna, e nessuno si interroga sul fatto che i rifiuti speciali si muovono in piena libertà e quindi possono attraversare il nostro territorio, e addirittura perdersi sul nostro territorio. Ecco perché ritengo che sia molto importante una politica di prossimità, in cui ogni territorio è chiamato a risolvere questi problemi. Abbiamo detto sì alla Campania perché non potevamo sottrarci di fronte a un dramma-igienico sanitario prima ancora che di politica dei rifiuti, però è evidente che se l'Italia non riesce a darsi una soluzione organica nazionale su questi temi non potrà mai pensare a competere con l'Europa e il mondo, perchè i costi ambientali sono una componente fondamentale della competitività di un sistema. Ce lo dicono Kyoto, la questione dei rifiuti, il problema dei nitrati. Quindi non vedo contraddizione fra un porta a porta e quei rifiuti, invece il problema è che i cittadini siano molto responsabioli rispetto alle loro questioni ambientali”.
Gli interventi di limitazione del traffico hanno ancora un significato?
“Sì; è vero che non abbiamo migliorato, in alcuni casi, i picchi delle polveri nel corso dell'anno e, contro un numero di superamenti di 35 giorni l'anno che si dovrebbe rispettare per norma, andiamo mediamente a 90 giorni di superamenti in val Padana, però se guardiamo il dato medio allora scopriamo che questo è migliorato grazie alle limitazioni. Mi rendo conto che rompiamo le scatole alla gente ma c'è un problema di natura sociale e igienico-sanitaria che ormai rende insostenibile una situazione come quella che stiamo vivendo. Con le limitazioni e le iniziative che abbiamo cominciato ad assumere grazie al sostegno alla riconversione al metano e grazie agli incentivi del governo per il trasporto pubblico locale, noi abbiamo assistito a una progressiva ricerca delle aziende automobilistiche verso mezzi meno inquinanti e abbiamo cominciato a introdurre nei progetti delle famiglie l'acquisto di auto non tanto potenti e inquinanti quanto caratterizzate dalla possibilità di muoversi nei centri urgani. In generale abbiamo una necessità in questo paese: aumentare il trasporto pubblico e renderlo più competitivo, soprattutto nelle aree urbane. In Emilia Romagna abbiamo 614 auto ogni mille abitanti, compresi i bambini e gli anziani. Abbiamo bisogno di favorire forme in cui auto condivisa, auto a noleggio, trasporto pubblico, logistica urbana integrata per evitare l'uso di mezzi inquinanti da parte di soggetti economici facciano sostanziali passi in avanti. Reggio, che è stata all'avanguardia, deve continuare a lavorare con intensità perché mi dispiace che nelle ultime graduatorie non abbia quel ruolo che può avere. Si guardi alla ricerca di Legambiente che ci vede in una posizione che non è nei primi 5 o 10 come altre città della Regione”.
Quali sono in generale le strategie per rendere più respirabile l'aria?
“Noi adesso abbiamo un problema globale molto serio. A me impressiona, in questo periodo dell'anno in cui dovremmo temere per allagamenti e piene, che sul mio tavolo il dato più preoccupante sia che la diga che alimenta la Romagna è quasi vuota. E' un fatto eccezionale che dipende da un ottobre e da un novembre non piovosi. Questo ci richiama a un dato globale che se non entra nell'agenda degli Stati Uniti o della Cina e non ci riporta alle volontà di Kyoto ancora poco rispettate rischia di complicarci la vita. Detto questo, che non si sembra cosa secondaria, dico che nelle città occorre agire molto sulla convenienza al risparmio; l'energia elettrica costerà sempre di più, i prodotti petroliferi costeranno sempre di più e di conseguenza dobbiamo lavorare nettamente per il contenimento energetico degli edifici, per la produzione di energia attraverso fonti rinnovabili e per il risparmio di acqua, di energia e per il recupero dei rifiuti. Al riguardo abbiamo sottoscritto un protocollo con la Provincia e i Comuni di Reggio e Bagnolo che è all'attenzione del ministro Bersani e che può diventare un punto di riferimento. Stiamo lavorando per un piano energetico che sviluppi al massimo le fonti rinnovabili e abbiamo predisposto ad esempio un metodo tariffario per l'acqua che cerca di incoraggiare gestore e consumatore a risparmiare. Un terzo dell'acqua che consumiamo è acqua calda. Risparmiare acqua, visto che ne consumiamo 170 litri al giorno a persona, vuol dire risparmiare anche energia elettrica. Bisogna costruire un sistema di forte sensibilità. Le imprese che si sono dedicate di più all'innovazione di processo e di prodotto sono anche quelle che hanno una maggiore propensione per l'innovazione e le sfide che abbiamo di fronte, sono le più moderne e proiettate al futuro. Abbiamo inaugurato un grande impianto fotovoltaico, che si paga in otto anni e ne dura 20-25; è evidente che un'impresa che per quindici anni avrà energia costo zero ci farà affari, però è altrettanto evidente che quest'azienda deve immaginarsi in vita fra otto anni”.
Per un altro grande malato, cioè il Po, si può fare niente?
“Il Po forse è la metafora dei grandi problemi dell'ambiente italiano. Abbiamo fra le mani un'enorme risorsa che spesso diventa una grande minaccia, d'estate perché non c'è acqua, d'autunno e in primavera perché ce n'è troppa. Il Po ci suggerisce un rapporto fra Stato e Regioni diverso da quello che da un lato immaginano alcuni, cioè da un lato un grande potere allo Stato e alla Protezione civile e dall'altro quello che immaginano i leghisti, cioè potere solo alle Regioni. Anche qui la risposta sta nell'orientamento dell'Unione europea che ha approvato una direttiva, la 2000/60 che l'Italia non ha ancora recepito, che mette in capo ai distretti idrografici il compito di pianificare e gestire le politiche insistendo molto sulla partecipazione dei cittadini e di coloro che stanno sui bacini. Stiamo lavorando per adeguare la legislazione italiana e per costruire una governance del Po che abbia questa forza e questo respiro, in cui Stato e Regione uniti sappiano pianificare e dare attuazione ai piani senza dovere ricorrere all'emergenza nei momenti di difficoltà. Bisogna chiedere ai grandi gestori idroelettrici di non invasare tutta l'acqua in primavera per non averla d'estate, bisogna evitare che chi sta a monte trattenga tutta l'acqua, ma questo non va deciso in luglio, va deciso a dicembre e comunque in un piano che deve esere coordinato e pronto all'uso nell'emergenza. Questo è stato il limite del governo Berlusconi, che non ha fatto questa politica, bisogna recuperare il ritardo ed è quello che chiediamo al nuovo governo. Possiamo affrontare con maggiore apertura la stessa questione delle attività estrattive, toccando la contrapposizione fra non toccare nulla ed escavazioni abusive, lavorando su progetti di rinaturazione che diano più invaso alle golene, più naturalità al fiume e riserve d'acqua che nei periodi di magra possano integrare le carenze”.



LARGO AI GIOVANI
NOMINATA LA CONSULTA DEGLI STUDENTI
DARIO DE LUCIA DOPO ELISABETTA FERRARI

Con l'elezione di presidente e vicepresidenti si è insediata ufficialmente nella Sala del Tricolore la nuova Consulta provinciale degli studenti, organo rappresentativo che viene rinnovato ogni due anni con elezione diretta. I 37 delegati dei 21 istituti superiori della provincia sono stati accolti dal presidente del consiglio comunale Nando Rinaldi, dall'assessore comunale alla scuola e giovani Iuna Sassi, dall'assessore provinciale alla scuola Gianluca Chierici e dal dirigente del Csa Vincenzo Aiello.
A nome del consiglio comunale, Nando Rinaldi - nel 1997 primo presidente dell'allora neocostituita Consulta - ha ricordato l'importanza del parlamentino dei giovani studenti, invitando i nuovi eletti ad essere protagonisti non soltanto della crescita della scuola ma anche di tutta la comunità locale. “Non è un caso - ha detto Rinaldi - che la seduta di insediamento della Consulta degli studenti si svolga nella sala ove nacque il vessillo nazionale. Essa è stata infatti tra i simboli della storia democratica del nostro Paese, anche grazie a figure come Nilde Iotti e Don Dossetti, che sessanta anni or sono sedettero su questi banchi”.
Nel formulare gli auguri di buon lavoro ai rappresentanti degli studenti, l'assessore Iuna Sassi ha tra l'altro ricordato l'impegno dell'amministrazione comunale a favore dei giovani, con iniziative come il centro 'La gabella' di via Roma, il sito web 'portale giovani' e la 'carta giovani' che, ha annunciato l'assessore, sarà attivata nel febbraio prossimo. Al termine dell'incontro, i delegati hanno eletto il nuovo presidente della Consulta, che sostituisce Elisabetta Ferrari, presente all'incontro. Con 30 preferenze su 37 votanti è stato designato Dario De Lucia, studente dell'istituto Secchi. Eletti vicepresidenti Marco Salvarani e Fabio Vicini, rispettivamente del Matilde di Canossa e del liceo Aldo Moro. Tutti e tre gli studenti si riconoscono o sono vicini alle posizioni della Sinistra giovanile.
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